Home - Briciole Caribeñe - Salsa o mambo? (di Enzo Conte)
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Tato è anche un grande studioso e un appassionato del folclore portoricano. Un giorno gli ho domandato a bruciapelo “Sei d’accordo sul fatto che molti definiscono la salsa che si balla a Puerto Rico “salsa-mambo”?
Mi ha risposto: “Negativo!”
Gli ho allora chiesto: “Perché?”
E lui tranquillo e sorridente: “Perché in questa isola si ballava ancora prima che scoppiasse la febbre del mambo.”
Mi ha poi raccontato, cosa confermata da molti ballerini della vecchia guardia, che a Puerto Rico prima ancora dell’avvento del mambo si ballavano in particolare due ritmi tipicamente portoricani: la bomba e la plena. Ma in questo caso non ci riferiamo alla bomba e alla plena originali (generi diffusi soprattutto tra la gente di colore), bensì a quella riveduta e corretta che si ballava nelle ballroom dei grandi alberghi del Condado (una delle zone più eleganti di San Juan).
La plena a aprtire dagli anni ‘20 aveva raggiunto una gran popolarità non solo a Puerto Rico ma anche a New York e in tutte quelle città americane dove forte era la colonia portoricana. Il principale ambasciatore di questo ritmo fu Manuel Jimenez Canario a cui si deve anche la prima incisione discografica, uscita nel 1927. Fra i grandi interpreti di plena ricordiamo Bum Bum Oppenheimer, (autore della celebre “Cortaron a Elena”), l’Orquesta Panamericana e l’orchestra di Cesar Concepcion, che fu la prima a introdurre alla fine degli anni ‘40 la plena e la bomba anche nei lussuosi saloni della borghesia portoricana.
E, badate bene, stiamo parlando di una epoca in cui alla gente di colore era praticamente proibito entrare in questi esclusivi locali.
Cesar Concepcion fece un po’ la stessa operazione che il catalano Xavier Cugat fece in America con i ritmi afro-cubani, ovvero li “imbiancò”, aggiungendo ai tipici strumenti ritmici anche quelli melodici, per adattarli al gusto della borghesia locale.
Questa importante svolta influenzò succesivamente la musica del Combo di Raphael Cortijo che fu il primo gruppo, grazie soprattutto all’abilità canora di Ismael Rivera, a popolarizzare la bomba e la plena in tutta l’area del Caribe.
Nei locali frequentati dai bianchi, la bomba e la plena venivano ballate quindi non nella forma originale ma in una chiave che potremmo definire più da sala, con l'utilizzo di alcune figure e di alcuni passi che col tempo diventeranno molto famosi tra i ballerini portoricani. Figure e passi che ritroviamo, praticamente uguali, anche nella salsa che si balla oggi a Puerto Rico.
Interessante a questo proposito è il video “Raices” (prodotto dal Banco Poular di Puerto Rico), dove in una parte di esso si descrive proprio quell’epoca, con tanto di ballerini che ci mostrano come si ballava la bomba e la plena in quegli anni.
La febbre del mambo scoppia invece negli anni ‘50, ma è noto che le città che gli tributarono il maggior successo furono Città del Messico (con Pérez Prado) e New York (grazie soprattutto al trio Machito, Tito Puente, Tito Rodríguez).
Il mambo ha di conseguenza influenzato assai poco la musica di Puerto Rico.
Come ricorda il grande studioso venezuelano César Rondón nel “Libro de la salsa”: “All’epoca in cui Machito, Puente e Rodríguez, spopolavano nel famoso Palladium di New York, Puerto Rico rispondeva con la bomba e la plena dell’orchestra di Cortijo e del “sonero mayor” Ismael Rivera”.
A conferma di tutto ciò possiamo notare che a Puerto Rico non è mai esistita una grande orchestra che si è dedicata completamente al mambo. Di conseguenza anche il mambo ha avuto poca influenza tra i ballerini locali (cosa ripetutasi in seguito anche con un altro ballo, il Latin Hustle, che per un certo periodo è stato famosissimo a New York ma che ha avuto uno scarso seguito a Puerto Rico).
Chiamare di conseguenza la salsa che si balla a Puerto Rico “salsa mambo” appare evidentemente sbagliato. Che nella salsa di Puerto Rico ci sia anche una influenza del mambo è innegabile ma questa influenza è sicuramente minore rispetto a quella che troviamo ad esempio nella salsa che si balla a New York. Non a caso il coreografo Eddie Torres per le sue esibizioni utilizza quasi sempre brani di mambo, in particolare quelli di Tito Puente.
Però non si capisce come si possa sostenere di ballare “salsa-mambo” su un brano come “Hay fuego en el 23” (originariamente un son) riproposto da una orchestra storica come la Sonora Ponceña, oppure su un brano innovativo come “Que Se Sepa” dell’Apollo Sound di Roberto Roena che già negli anni ‘70 fondeva la guaracha con il funky e il guaguancò.
Mi si dirà che uno dei più grandi ballerini portoricani, Anibal Vasquez, era un ballerino di mambo. Senza dubbio! Ma Vasquez, non dimentichiamolo, nasce come ballerino a New York insieme ai Mambo Aces, in un periodo dove a Puerto Rico non si ballava certo il mambo.
Una volta, tornato nella madre patria, Vasquez ha sicuramente influenzato i ballerini locali, ma... che differenza tra il suo stile classico e quello pirotecnico (e profondamente mulatto direi) del suo celebre nipote Roberto Roena! (basti vedere l’ esibizione di quest’ultimo nel video “Fania All Stars, live in Africa”)
Stessa cosa dicasi per ballerini come Freddy Rios e Mike Ramos (loro sì ballerini di mambo) che pur essendo di origine portoricana sono nati e cresciuti artisticamente a New York.
Confrontiamo allora una qualsiasi loro esibizione con una ad esempio di Jorge Santana (eccellente ballerino sia di salsa che di folclore) e vedremo due mondi completamente diversi.
Tra l’altro posso testimoniare che non mi è mai capitato di vedere (a parte forse Stacey Lopez cresciuto anche lui a New York alla scuola di Torres) un maestro portoricano pubblicizzare i suoi corsi come “salsa mambo”.
Tato Conrad chiama la sua salsa “stile cocolo”, Papito la chiamava (conservo ancora dei volantini) “salsa de pueblo” o “salsa de calle”, altri maestri la propongono come “salsa en clave”.
Allora perché chiamarla salsa-mambo? E’ mia opinione che a qualche federazione fa comodo far passare questo nome di “salsa mambo”. C’è in particolare una federazione che già da qualche anno organizza gare separate di salsa e di mambo. Per “salsa” intende quella cubana e per “mambo” intende quella portoricana. Una divisione semplicistica, direi persino ingannevole, perché la storia ci insegna che a Cuba questo ballo si è sempre chiamato casino e non salsa e che a Puerto Rico nessuno si sognerebbe di chiamare mambo la salsa.
D'altra parte salsa è sinonimo di mescolanza. Di conseguenza se io mescolo un passo di rumba, uno di bomba, uno di mambo e uno di chachacha posso sostenere tranquillamente di stare ballando salsa.
Se faccio un passo di bomba o di rumba, non posso però dire di stare ballando mambo, in quanto il mambo, sia a livello di ballo che musicale, ha una sua definizione precisa, così come il chachacha.
Una volta mi ricordo che Papito Jala Jala mi rimproverò perché durante un suo stage misi un brano di mambo. Lui mi chiese di mettergli al contrario un brano di salsa.
Per salsa lui intendeva la musica di Willie Rosario, Tommy Olivencia, Roberto Roena, El Combo de Cortijo, El Gran Combo, Bobby Valentin, la Sonora Ponceña etc etc, tutta musica influenzata semmai dal son e dalla guaracha piuttosto che dal mambo.
A quel punto gli misi "Plante Bandera" di Tommy Olivencia e trovò la scelta molto appropriata...
Enzo Conte





